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Il Palazzo Castriota, originariamente Palazzo del Tufo, è uno dei principali palazzi monumentali di Napoli e costituisce un bell’esempio di architettura rinascimentale e barocca.

L’edificio, che appartenne ai Castriota de Scanderbeg, presenta una facciata ornata mediante un semplice parametro in mattoni con alto basamento sul quale si apre il portale a conci alterni in marmo.

Nell’interno si apre un ampio atrio in cui, durante il restauro settecentesco, vennero inserite quattro colonne che sorreggevano la volta nella parte terminale; lo stesso restauro permise altresì l’abbellimento del giardino oggi proprietà aliena e a suo tempo raggiungibile attraverso un passaggio ad arco posto nel cortile.

Al termine di quest’ultimo prende posto un ornato settecentesco con vasche dove sono inseriti dei busti sia ai lati che sopra il piccolo portale.

Nella parete destra dell’atrio fu inserito un portale quattrocentesco della Cappella di Santa Maria di Mezzagosto trasferito da vico Piscicelli poi Scassacocchi da dove fu rimosso nel 1889 per opera del conte Gioacchino Sabatelli discendente dei Piscicelli che aveva ereditato il palazzo. Nel muro che lo accoglie vi è appunto un’epigrafe che riguarda l’avvenimento:


“Questo antico arco
celebrato lavoro del XV secolo
già parte del prospetto
della vetusta gentilizia cappella
di S. Maria di Mezzagosto nel vico Piscicelli
per odierne opere di sanazione di questa città
il proprietario conte Gioacchino Sabatelli
qui pose l’anno 1889.”








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